Dopo la condanna l’ex generale Praljak si avvelena in aula

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L’ ex generale Praljack si è avvelenato in aula durante la lettura della sentenza che confermava la sua condanna a 20 anni dopo i crimini commessi nella città di Mostar.

L’epilogo avvenuto al Tribunale penale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia, in diretta televisiva, ha sconcertato tutti i presenti e nessuno poteva immaginare che l’ ex generale Praljak avesse portato con una bottiglietta con del veleno per togliersi la vita.

Il militare, uno dei sei leader croato-bosniaci condannati in primo grado nel 2013 per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui stupro e l’omicidio di musulmani bosniaci, mentre stava per essere trasportato in ospedale, dopo però è arrivato morto, ha detto di opporsi alla sentenza perché non era un criminale di guerra.

Invece, l’accusa per lui e per Jadranko Prlic, 58, Bruno Stojic, Milivoj Petkovic, Valentin Coric e Berislav Pusic, era quella di aver condotto un’operazione di pulizia etnica per espellere i non croati da alcune aree del territorio della repubblica di Bosnia Erzegovina, da integrare poi in una ‘grande Croazia‘.

Ex generale Praljak non si ritiene un criminale di guerra

Le parole pronunciate dall’ ex generale Praljak non hanno sortito alcun effetto, in quanto la verità dei suoi crimini è stata accertata e quindi la condanna era equa. I fatti si riferiscono alle violenze perpetrate sui musulmani dal giugno 1993 all’aprile 1994, periodo in cui comandò l’azione proprio Praljak.

L’ ex generale non si è mai ritenuto pienamente responsabile di quelle violenze e nonostante i giudici hanno parzialmente accolto l’appello di Praljak, dicendo che il ponte era stato un bersaglio militare legittimo durante il conflitto, la conclusione e quindi la conferma della condanna non era affatto piaciuta al militare.

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